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Pistoia – Abetone Ultramarathon 36a edizione

FINITAAA! Inizio in questo modo, con un urlo di liberazione. Per la settima volta porto a termine la Pistoia – Abetone 50 km. Ultramarathon. Ancora una volta ho messo in essere il motto “Die Hard”. Avevo dei dubbi prima della gara, mi sentivo bene ma avevo un certo timore che di base  non manca mai per questa corsa, ma quest’anno era come se fosse accentuato. Arrivo in piazza del Duomo a Pistoia molto presto poco dopo le 6,30. Saluto i tanti amici presenti, dai veterani di questa manifestazione come Alessandro De Cristofano e Max Morelli, alle matricole Luca Franconi e Francesco Auletta. La temperatura è intorno ai 20° diciamo che fa caldo ma poteva andar peggio. Alle 7,30 si parte e come da copione cerco di correre per i primi chilometri, almeno fino a dopo Capostrada cioè fino all’inizio della salita de Le Piastre e lo faccio andando a circa 6’ al chilometro. Poi vado di passo e sarà sempre così tranne che in alcuni brevi tratti fino in cima alla salita de Le Piastre, quindi fino al 13° chilometro. Tutta questa prima parte di corsa è caratterizzata da una forte nausea che è l’unica nota stonata in questa fantastica mattinata di sole e sport. Transito in vetta dopo circa 2 ore, diciamo che sono in media con le mie precedenti partecipazioni. Sono in solitario e tengo un buon ritmo anche nel tratto di strada che costeggia il fiume Reno. Arrivo a Pontepetri, breve ristoro e ancora salita non ripida ma comunque si sale per Campotizzoro, poi Maresca e infine  Gavinana. Qui raggiungo il supermaratoneta Gianfranco Toschi ed insieme rimarremo per un bel po’. Ne approfittiamo per parlare di sport, di maratona e della sua rinascita dopo la sua malattia dello  scorso anno. Veniamo rapiti dalla bellezza del paesaggio della montagna pistoiese, soprattutto all’inizio della discesa per San Marcello quando davanti a noi si apre uno squarcio sulla vallata sottostante. Il passaggio al traguardo intermedio di San Marcello avviene dopo 4h e 20’ circa di gara, sono ancora in media. Continuo con il Toschi la discesa per La Lima e lo faccio molto tranquillamente. Al ristoro de La Lima sono ancora in media sulle 5 ore. Questo è in assoluto il punto più caldo della corsa, perché si trova molto in basso in una gola, e complice una giornata limpida e di sole con temperature abbastanza alte fa si che la percezione del calore sia ancora maggiore. Finalmente al ristoro del 36° chilometro trovo l’acqua gassata che per me è come una manna dal cielo, mi manca soltanto la Coca Cola e una fetta di Cocomero (o Anguria che dir si voglia) e sarei a posto. Tengo il passo del Toschi fino al 40° km. quando dopo un ristoro inizio ad avere una forte nausea e un mal di stomaco che mi mette in ginocchio. Rimango da solo e nonostante non manchi più tantissimo (anche se quello che manca è la parte più dura), sono decisamente in crisi. Cerco un bar per comprarmi una Coca Cola, ma tutti gli esercizi commerciali dove acquistavo nelle precedenti edizioni hanno chiuso o stanno cambiando gestione. E’ molto triste ed è anche il termometro di come la crisi non abbia confini. Mi rassegno a farne a meno. Arrivo a Pianosinatico, mancano circa 6 km., metto una zolletta di zucchero dentro una bottiglietta d’acqua gassata come mi insegnò un vecchio podista nel 2008. La cosa mi sembra funzionare leggermente. Mi raggiunge e mi si avvicina una ragazza americana mentre sto tossendo e mi chiede: “E’ tutto ok?”, rispondo di si ormai sono vaccinato a queste sofferenze. Lei prosegue con un passo più deciso e ovviamente mi stacca. Stringo i denti ho da qualche chilometro messo in funzione il mio iPod come una sorta di antidoto al malessere. Ristoro del 46° finalmente trovo il Cocomero ne mangio due fette che mi rimettono leggermente in sesto. Riprendo la marcia mentre mi si avvicina un bellissimo cane  pastore tedesco che vaga un po’ confuso sulla strada. Ha il collare e mi sembra che si sia perso. Mi viene dietro e cerco di farlo stare lungo il ciglio della strada per evitare che venga investito dalle tante auto e moto che stanno scendendo dall’Abetone. Una signora dall’altra parte della strada mi domanda se il cane ha fatto la corsa fin da Pistoia, io rispondo che non è il mio cane e che l’ho incontrato da un paio di chilometri e mi segue perché forse sono stato il primo sulla su strada che gli ha regalato carezze e affetto. All’ultimo ristoro convinco gli addetti a prendersi cura del cane, bevo un sorso d’acqua e via. Il mio iPod ha il volume altissimo è come se cercassi di anestetizzarmi. In cuffia ascolto “Radioclima” di Garbo e direi che proprio il clima oggi ha fatto la differenza. Penultima canzone “September” degli Earth, Wind & Fire, anche in questo caso c’è un significato, almeno fino a Settembre mi riposerò dopo questa fatica cercando di non correre più di 25 km. ad uscita. Poco meno di un chilometro, ormai è fatta anche in ginocchio la finirei. Le cuffie iniziano a suonare “Champagne Life” di Ne-Yo, ma le uniche bollicine di questa domenica non sono quelle dello Champagne ma dell’acqua gassata che ho bevuto. Sicuramente meno fashion ma più funzionale. Finalmente sono in piazza de Le Piramidi vedo i gonfiabili e mi fermo a fare due foto. Mi godo gli ultimi 100 metri commosso come sempre, ringrazio chi sta in cielo e taglio il traguardo, mentre il buon Piero Giacomelli mi scatta alcune foto. E’ fatta anche quest’anno è andata, e mi godo la medaglia. Non sono mai andato così male come tempo alla Pistoia – Abetone, chiudo in 8h 19’ 12”, ma tutto questo non conta perché l’importante era finirla. Salgo sull’auto dei miei genitori che sono venuti a riprendermi dopo che si sono rifocillati abbondantemente dal mitico Ristorante da Fagiolino e vado a farmi la doccia alle Piscine. Dopo una sofferenza del genere, disidratato, con lo stomaco vuoto e in rivoluzione, durante il tragitto sentirli parlare delle bontà che hanno mangiato mi strappa un sorriso e anche un po’ d’invidia.

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